Reputazione online, consigli pratici per alimentarla e tenerla alta

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La web reputation si fonda sulle nostre tracce digitali

di Francesco Costanzini

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Che cos’è la reputazione

Prima di offrire consigli pratici sulla reputazione online è essenziale porsi una domanda: cosa dicono le persone di te?

Prova a pensare al concetto di reputazione immaginando la famosa scena di noi che usciamo da una stanza e le persone che iniziano a parlarci “addosso”.

Nutriamo tutti la speranza che nessuno esprima giudizi negativi.

Quando siamo online succede, più o meno, la stessa cosa.

La percezione che altri hanno di noi

Anche se non siamo degli influencer, le persone che incrociamo e con cui intrecciamo delle relazioni (clienti o potenziali tali, partner, fornitori, colleghi…) si formano un’opinione di noi in relazione alle loro “percezioni”, andando a curiosare tra le tracce che abbiamo lasciato nel nostro percorso digitale.

Se non è scattata una giusta scintilla con qualcuno, difficilmente potremo fargli cambiare idea con un post; tuttavia, è bene porre molta attenzione a ciò che facciamo, ma anche a ciò che non facciamo, perché anche un singolo elemento che rischiamo di sottostimare, può fare la differenza.

Da freelance non possiamo neppure “nasconderci” dietro ad un’azienda, ad un marchio…che svolga funzione di ombrello e possa spalmare su soggetti indistinti le responsabilità di avere fatto o non fatto, scelto o non scelto, scritto o non scritto.

Siamo noi con Nome e Cognome sugli account social che corrispondono alla nostra ragione sociale.

La buona reputazione online, alcuni consigli pratici

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Steven Nock definisce la reputazione come “una condivisa, o comune, percezione rispetto una persona, un brand, un prodotto costruita dall’insieme dei discorsi tenuti su di essi dalla totalità dei soggetti coinvolti nella sua generazione e vita”.

Uno studio condotto dal Reputation Institute nel 2019 mostra come il fattore reputazione incida addirittura per il 67% nelle scelte dei consumatori.

Costruirsi una reputazione online è importante (“se ne meritiamo una” cit. Vladimiro Barocco) anche sul piano personale, pertanto è un aspetto di “branding” che non dobbiamo sottostimare.

Proviamo, dunque, a sintetizzare consigli pratici che possa esserci utile per mantenere una buona reputazione online.

Tre consigli pratici per la reputazione personale online

Iniziamo dal considerare ciò che accade su un social che ti vede iscritto con il tuo nome anagrafico, come privato cittadino.

Sulla piattaforma X (forse Facebook? Instagram?) hai una rete di contatti amicali e sei solito/a condividere alcune delle tue passioni extra-lavorative e restare in contatto con le persone a te più care.

Lecito.

Mi permetto però di suggerirti tre atteggiamenti che alla lunga potrebbero esserti utili.

1. Sii autentica/o

Le persone che ti conoscono e quelle che impareranno a conoscerti, anche inconsapevolmente, misureranno il tuo grado di autenticità in relazione a quello che sei fuori dal social e ne valuteranno la coerenza.

Fingere di essere “perfetti” o di avere caratteristiche opposte rispetto a quelle che ti vengono riconosciute, rischia di compromettere il tuo stato reputazionale.

2. Ricordi “Al lupo, al lupo!” ?

Quando sono in aula racconto la storia del pastorello, attribuita ad Esopo, che si divertiva a lanciare falsi allarmi ai contadini e che come conseguenza rimase da solo nel momento del reale bisogno.

Sottolineo sempre come sia importante non rischiare di fare la stessa fine del giovane pastore di pecore, paragonando i suoi falsi “Al lupo, al lupo!” a notizie poco affidabili o non verificate (di qualsiasi settore esse siano).

Con una metafora che mi piace poco (ma che rende l’idea) suggerisco, piuttosto, di diventare “pusher di notizie” attendibili, interessanti in modo tale da restare nella mente degli interlocutori come quella persona a cui eventualmente rivolgersi in caso di bisogno in quel campo, in quel settore.

3. Chiacchiere da bar

Il suggerimento è quello di astenersi da discussioni su temi controversi e polarizzanti come lo sport (calcio in primis), la religione e soprattutto la politica.

Di questi tempi mi verrebbe da dire anche la sanità pubblica…

A meno che non siano tematiche che riguardano la tua sfera professionale, eviterei accuratamente di occupartene come se fossi appunto in un bar, in un’osteria o a casa di amici.

Sono argomenti che attirano leoni da tastiera e haters come le api con il miele.

Posso dire con cognizione di causa che non ne vale la pena.

Come collego questo con la reputazione?

Non è detto che io voglia mostrare un lato così intimo di me (rispetto a temi sensibili) facendomi quindi giudicare per quelli.

Oltre a ciò, subentra il problema della gestione dei commenti sgraditi (causa talvolta di amicizie e rapporti interrotti): dovremmo iniziare a fare i conti con la nostra emotività, correndo a mio modo di vedere, un rischio reputazionale troppo elevato.

Non ti sto dicendo che non si può o non ci si deve esporre mai, ma se lo facciamo, cerchiamo di faro sui temi che ci competono, in modo coerente con la nostra strategia di personal branding.

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Tre consigli (più uno) per la reputazione professionale online

1. Coerenza

Oltre al concetto dell’autenticità citato sopra, essere coerenti con la nostra proposizione valoriale e con quanto diciamo di saper fare, diventa fondamentale.

Ti faccio un esempio: ci piace ripetere in molte salse di essere “attenti al cliente”, ma nei fatti lo siamo davvero? Usiamo davvero tutta l’attenzione e la cura possibile?

Anche quando il cliente è un rompiscatole? Anche quando dedichiamo più tempo nella ricerca di nuovi contatti piuttosto che coccolare chi abbiamo già acquisito?

2. Stile

Saremo giudicati sul nostro stile, dal nostro approccio.

Quali valori professiamo di avere?

Interconnesso con la coerenza, ho voluto sottolineare lo stile per ricordarci che anche da quello verremo riconosciuti, apprezzati ed anche selezionati.

Lo stile con cui realizziamo contenuti (testi, immagini, video, audio) ed il tono di voce che utilizziamo, parlerà per noi.

3. Contenuti

Content is the king anche per la reputazione.

Saranno infatti i contenuti a parlare della nostra competenza, della nostra specificità.

Le persone si fideranno più di quelli (se utili e di qualità), rispetto a tutte le promesse che siamo soliti fare quando ci presentiamo.

Se i nostri contenuti soddisferanno curiosità e bisogni, la reputazione di chi li ha prodotti ne trarrà benefici immediati.

4. Check list

Un piccolo regalo. In questo articolo ti parlo di analisi della reputazione, fornendoti una check list per analizzarla.

Francesco Costanzini – Sono giornalista freelance. Comunicare è per me un’esigenza: ho sempre condiviso le mie passioni ed oggi ho la fortuna di poter svolgere una professione in cui sono riuscito a coniugare la propensione per la scrittura e la mia profonda curiosità nei confronti del mondo del digital. Creo contenuti per migliorare la reputazione dei miei clienti e credo fortemente nell’educazione. Tra un blog e l’altro mi formo e aiuto altri ad acquisire le competenze che tanto mi appassionano.

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