Strutture socio-sanitarie e socio-assistenziali: comunicare per ripartire e ricostruire fiducia

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Sicurezza, ripartenza, fiducia: tre concetti-chiave per le organizzazioni e strutture socio-assistenziali e socio-sanitarie chiamate ad affrontare la “fase tre” della pandemia per guardare il presente dell’emergenza coronavirus e a ripartire, rinnovarsi, a riguadagnare terreno oltre la crisi.

Sicurezza e fiducia sono valori da infondere nelle persone di cui si prendono cura e nei famigliari che si affidano ai servizi e alle strutture rivolte alle tante fragilità umane risultate particolarmente esposte al contagio.

Come fare?

Servono di certo capacità organizzative e di resilienza, ma anche comunicazione, capace di fare di questi servizi e di questi luoghi di cura delle “case di vetro” trasparenti, pronte a farsi esplorare e sondare, per sollevare i veli dei silenzi spesso fonte di generalizzazioni, di sospetto, di inerzia. 

La comunicazione, oggi più che mai, può essere una risorsa preziosa per spiegare e sostenere punti di vista, per aprire finestre sulla dimensione quotidiana delle storie di vita e delle relazioni di cura.

La comunicazione nei centri diurni

Prendiamo l’esempio delle attività socio-assistenziali dei centri diurni. 

La comunicazione è stata fondamentale quando nella “fase 1” della chiusura diverse organizzazioni e realtà associative si sono rimboccate le maniche dimostrando la loro presenza.

  • Le attività di media relations e la gestione dei canali social sono servite per spiegare e far conoscere all’opinione pubblica le iniziative a distanza per esserci sempre e comunque, nonostante le difficoltà
  • La comunicazione in termini di ufficio stampa e non solo, è inoltre servita per diffondere e sostenere prese di posizione volte all’affermazione di diritti umani legati alla libertà personale e al diritto alla salute. Ne è un esempio l’appello per la cosiddetta “ora d’aria” richiesta da famigliari di persone con autismo o di persone con demenze. Un bisogno che si è manifestato a fronte di ordinanze in parte discordanti tra loro e comunque giudicate troppo stringenti rispetto alle esigenze sociali e terapeutiche di questi soggetti fragili.

Anche nel periodo della ripartenza la comunicazione può dare una grande mano d’aiuto

  • Pensiamo ai centri diurni che hanno investito in dispositivi di sicurezza e hanno ripreso le attività a regime ridotto, limitati da misure organizzative introdotte per garantire il distanziamento fisico. In questo caso emerge il nodo delle risorse e c’è chi fa leva sul “5 x mille” in attesa, e a integrazione, degli attesi finanziamenti di derivazione pubblica.  Questo nodo potrà essere sciolto con più facilità se la richiesta di aiuti sarà accompagnata da una comunicazione continua, coerente, etica, trasparente. 

Insomma, comunicare per spiegare il perché della richiesta di sostegno, per raccontare i valori, le storie, la qualità dei progetti e gli step di concretizzazione degli obiettivi annunciati. 

  • La comunicazione, inoltre, può favorire la costruzione di ponti di fiducia ideando e facendo conoscere percorsi di adattamento alle esigenze di sicurezza per alimentare il senso dell’affidabilità e mantenere il filo delle relazioni interne ed esterne ai centri diurni.  

La comunicazione nelle residenze sanitarie assistenziali – rsa

Le “residenze sanitarie assistenziali” (rsa) hanno pagato un prezzo molto alto sia in termini di contagio e di mortalità, sia per l’esposizione e la narrazione che ne è derivata sui mass-media. 

Una rappresentazione dei fatti sfociata in generalizzazioni di segno negativo, sostiene Marco Trabucchi, presidente dell’Associazione italiana di psicogeriatria, intervenendo sull’argomento con un post sulla pagina Facebook della stessa associazione: “Ancora sulle case di riposo e ancora purtroppo continua la campagna che tende a farle sembrare dannose e inutili nel nostro panorama della cura delle persone malate”, si legge nel post datato 23 giugno 2020. “Ancora una volta – prosegue Trabucchi – si usano i dati dei Nas per insinuare che si tratta di luoghi infelici, dove i nostri vecchi sono bistrattati. Se si compie un’analisi seria di questi dati si scopre che le disfunzioni (su cui l’ultima parola spetta alla magistratura, nda) sono limitate ai luoghi che non hanno nessuna capacità di cura, che non sono stati mai adeguatamente controllati (…). Ma quanto è difficile – conclude Trabucchi – convincere che si tratta di luoghi che nulla hanno da condividere con quelli dove invece ci si prende cura degli anziani con preparazione, sensibilità, gentilezza!”.

Riflessioni, quelle di Trabucchi, lanciate su Facebook e non solo. 

La comunicazione, quella ragionata, 

  • è un’opportunità per superare i rischi mediatici di fare “di tutta l’erba un fascio”
  • è un’occasione per informare l’opinione pubblica in merito all’applicazione di protocolli di sicurezza, per fidelizzare e motivare il personale, per far conoscere storie da cui traspare impegno ed empatia nelle relazioni di cura
  • può svolgere un ruolo fondamentale per accrescere il potere negoziale di organizzazioni come le rsa, attente alle risorse economiche per il rilancio di strutture segnate da decessi, perdita di personale “traghettato” verso gli ospedali, e da una contrazione di introiti aggravata dal blocco dei nuovi arrivi.

In parallelo, le attività di ufficio stampa, e più in generale il saper comunicare, potranno avere un peso specifico rispetto ai ragionamenti relativi al “se” e “in che modo” riorganizzare le strutture residenziali, tenendo in considerazione 

  • la sostenibilità economica delle riconversioni 
  • l’esigenza di luoghi di accoglienza basati sui piccoli numeri, spostando l’asse delle azioni verso l’assistenza domiciliare per quanto possibile. 

Questi aspetti potranno essere argomentati attraverso i canali di comunicazione, online e offline, tradizionali e di nuova generazione.

Comunicare per ripartire

Tanta carne sul fuoco e tanti punti all’ordine del giorno, dunque.  Terreno fertile per una comunicazione strategica e strutturata, non lasciata al caso, non solo frutto della buona volontà di pochi, non soltanto espressione del potere in capo agli opinion leader di turno. 

Insomma, c’è spazio e c’è necessità di una comunicazione etica e professionale per parlare alle persone, alle comunità, alle istituzioni, per riprendere in mano il filo della ripartenza e della ricostruzione.

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di Francesco Ciampa, giornalista professionista e ufficio stampa freelance, Healthcare Group di Freelance Network Italia

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