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	<title>Oxana Senchenko, Autore presso Freelance Network</title>
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	<description>Il network dei freelance italiani della comunicazione</description>
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	<title>Oxana Senchenko, Autore presso Freelance Network</title>
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		<title>Moda sostenibile, chiave per la ripresa e opportunità per i freelance</title>
		<link>https://www.freelancenetwork.it/moda-sostenibile-e-ripresa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Oxana Senchenko]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 13 Jun 2021 16:18:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Content]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La sostenibilità ormai è diventata un must in tutte le sfere della vita di oggi, e la moda non fa eccezione. Moda sostenibile è fattore chiave anche per la ripresa economica. Ecco perchè le professionalità dei freelance sono un valore cui possono riferirsi le aziende per comunicare  </p>
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<h2 class="wp-block-heading">Sostenibile è di moda, i riflessi sulla ripresa economica </h2>



<p class="wp-block-paragraph">La ripresa economica è la vera sfida del post pandemia e la moda sostenibile può diventarne protagonista. La sostenibilità infatti è diventata un must in tutte le sfere della vita di oggi e la moda non fa eccezione. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="589" src="https://www.freelancenetwork.it/wp-content/uploads/2021/06/dettaglio-mano-che-tocca-tessuto-arancio.jpg" alt="moda sostenibile e ripresa" class="wp-image-3776" srcset="https://www.freelancenetwork.it/wp-content/uploads/2021/06/dettaglio-mano-che-tocca-tessuto-arancio.jpg 1024w, https://www.freelancenetwork.it/wp-content/uploads/2021/06/dettaglio-mano-che-tocca-tessuto-arancio-300x173.jpg 300w, https://www.freelancenetwork.it/wp-content/uploads/2021/06/dettaglio-mano-che-tocca-tessuto-arancio-768x442.jpg 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">La declinazione pratica di ecofashion è abbastanza complessa e articolata. Include diversi aspetti, tra cui anche quello economico e sociale, ma è sicuramente l’impatto ambientale che desta più preoccupazione. </p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo scenario assume sempre più importanza una informazione corretta e verificata che può diventare un’opportunità per noi <a href="https://www.freelancenetwork.it/moda-opportunita-freelance/">freelance</a> della comunicazione.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Da fast fashion</strong> il 10% dell&#8217;inquinamento globale</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Spesso noi consumatori ce ne dimentichiamo, mentre gli addetti ai lavori pur sapendolo benissimo, preferiscono non parlarne. Se analizziamo l’impatto ambientale dell’industria della moda nel mondo, i numeri fanno letteralmente accapponare la pelle. Ben <strong>il 10% dell’inquinamento globale</strong> (parliamo delle emissioni dei gas serra) è imputabile a questo settore, soprattutto al fast fashion. Di fatto, lo pone al secondo posto dopo l’industria petrolifera. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Moda sostenibile utilizza meno acqua, la ripresa è green</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo le stime di un recente rapporto delle Nazioni Unite, il settore moda consuma più energia del trasporto aereo e di quello marittimo messi insieme. Praticamente ogni tassello della filiera, dalla produzione al consumo, risulta dannoso per l’ambiente. Per esempio, la moda è uno dei maggiori consumatori d’acqua (<strong>1.500 miliardi di litri l’anno</strong>). E&#8217; infatti necessaria per processi come tintura, stampa e finissaggio ma anche per irrigare le piantagioni di cotone. Questo utilizzo causa il 20% dello spreco globale. </p>



<h3 class="wp-block-heading">Solo l&#8217;1 per cento dei capi viene riciclato </h3>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="629" src="https://www.freelancenetwork.it/wp-content/uploads/2021/06/tshirt-azzurra.jpg" alt="moda sostenibile chiave per la ripresa" class="wp-image-3780" srcset="https://www.freelancenetwork.it/wp-content/uploads/2021/06/tshirt-azzurra.jpg 1024w, https://www.freelancenetwork.it/wp-content/uploads/2021/06/tshirt-azzurra-300x184.jpg 300w, https://www.freelancenetwork.it/wp-content/uploads/2021/06/tshirt-azzurra-768x472.jpg 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Inoltre, le lavorazioni dei tessuti sono responsabili di circa il&nbsp;20% dell’inquinamento idrico industriale. Circa 500 mila tonnellate all’anno delle <strong>microplastiche che si riversano negli oceani</strong> proviene dai lavaggi dei capi in fibre sintetiche (soprattutto il poliestere). Nella produzione delle materie prime viene utilizzato <strong>il 24% di insetticidi e l’11% di pesticidi</strong>. <strong>L’85% dei tessuti diventa scarto</strong>, mentre i capi d’abbigliamento che vengono bruciati o mandati alle discariche superano i 92 milioni di tonnellate l’anno. <strong>Solo l’1% dei capi viene riciclato o rigenerato</strong>. Non si tratta solo di abiti usati, ma anche dell’invenduto che viene eliminato per fare posto alle nuove collezioni.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La delocalizzazione ha reso meno sostenibile la moda </h3>



<p class="wp-block-paragraph">Se poi pensiamo anche al modello di business che ha delocalizzato la maggior parte della produzione nei Paesi in via di Sviluppo dove i costi di produzione e l’attenzione all’ambiente sono molto bassi, vediamo anche l’impatto della logistica. </p>



<p class="wp-block-paragraph">I trasporti verso i mercati principali dell’Europa e Nord America che sempre più spesso avvengono con aerei cargo anziché via mare (il fast fashion non ammette ritardi!), accrescono l’inquinamento dai carburanti bruciati.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Le logiche perverse del consumismo</strong>, necessario cambiare </h3>



<p class="wp-block-paragraph">Però non possiamo accusare solo l’industria di queste disastrose conseguenze per l’ambiente. Anche i consumatori hanno la propria parte della responsabilità: la domanda genera l’offerta creando un circolo vizioso. Negli ultimi anni il consumo globale di prodotti tessili ha raggiunto circa&nbsp;62 milioni di tonnellate all’anno. Secondo i pronostici, diventeranno<strong> 102 milioni di tonnellate entro il 2030</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading">No &#8220;usa e getta&#8221;, per ripresa scelte acquisto siano responsabili </h3>



<p class="wp-block-paragraph">Nello stesso tempo, all’aumento della produzione stimabile in circa il 2% annuo, corrisponde una&nbsp;costante diminuzione della qualità e del prezzo. I costi bassi spingono il consumatore medio a comprare di più (in Europa, per esempio, <strong>nel periodo 1996-2012, gli acquisti di abbigliamento sono cresciuti del 40%</strong>) ma ad usare di meno. Una scelta dovuta anche alla bassa qualità (il numero di volte in cui un capo viene indossato è diminuito del <strong>36% rispetto al 2005, in media arriva a 7/8 volte</strong>). In altre parole, ormai si tende a trattare l’abbigliamento alla stregua dell’“usa e getta”.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>La svolta verso la moda sostenibile</strong> <strong>parte dai giovani</strong> </h3>



<p class="wp-block-paragraph">È assolutamente indispensabile cambiare questo trend e soprattutto la mentalità dei consumatori. D’altro canto, l’industria deve necessariamente iniziare a pensare alla sostenibilità come a un’assoluta priorità nello sviluppo e nella gestione della propria attività. È una sfida complessa, soprattutto nell’ottica dei problemi sociali ed economici che la decrescita della produzione porterebbe. E&#8217; necessario trovare le vie d’uscita da questo circolo vizioso.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Pochi capi, forse più costosi ma più duraturi</h2>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="678" src="https://www.freelancenetwork.it/wp-content/uploads/2021/06/cartellino-capo-riciclato.jpg" alt="moda sostenibile cardine per la ripresa" class="wp-image-3775" srcset="https://www.freelancenetwork.it/wp-content/uploads/2021/06/cartellino-capo-riciclato.jpg 1024w, https://www.freelancenetwork.it/wp-content/uploads/2021/06/cartellino-capo-riciclato-300x199.jpg 300w, https://www.freelancenetwork.it/wp-content/uploads/2021/06/cartellino-capo-riciclato-768x509.jpg 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi molti consumatori, soprattutto giovani sotto i 30, cominciano a convertirsi alla <strong>filosofia “less is more”</strong>.  Si tende a preferire beni più duraturi, di qualità superiore e lavorati in modo sostenibile, anche se più costosi rispetto ai prodotti fast fashion. Anzi, sono sempre più propensi ad acquistare capi di alta gamma da cui pretendono qualità e trasparenza, e soprattutto il rispetto del pianeta.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Acquistare meno e meglio: anche questa è ripresa</h2>



<p class="wp-block-paragraph">“I giovani pongono molta più attenzione a come e dove viene realizzato un prodotto. C&#8217;è una tendenza ad acquistare meno, ma ad acquistare meglio, magari spendendo qualcosa in più per un capo destinato a durare non una sola stagione”, sostiene <strong>Carolina Cucinelli</strong>, secondogenita di <a href="https://www.brunellocucinelli.com/it/the-origins.html">Brunello Cucinelli</a>, che ha partecipato al recente <strong>Luxury Summit 2021</strong> de <strong>Il Sole 24 Ore</strong>. Secondo lei la sostenibilità, per le nuove generazioni, diventa un prerequisito per l’acquisto, quindi “l&#8217;impegno green” deve diventare per tutte le aziende l’obiettivo primario.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Disposti a spendere di più se la moda è sostenibile</h2>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.freelancenetwork.it/wp-content/uploads/2021/06/donna-con-cappello-di-spalle.jpg" alt="moda sostenibile e ripresa" class="wp-image-3777" srcset="https://www.freelancenetwork.it/wp-content/uploads/2021/06/donna-con-cappello-di-spalle.jpg 1024w, https://www.freelancenetwork.it/wp-content/uploads/2021/06/donna-con-cappello-di-spalle-300x200.jpg 300w, https://www.freelancenetwork.it/wp-content/uploads/2021/06/donna-con-cappello-di-spalle-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Una ricerca condotta dagli studenti della <strong>Bocconi</strong>&nbsp;<em>The Future of Retail Store and Customer Engagement in the New Normal</em> tra centinaia di consumatori in tutta Europa ha evidenziato che la sostenibilità non solo assume un ruolo prioritario per le scelte di acquisto, ma anche giustifica <strong>il premium price</strong>. Oltre la metà dei consumatori si dice disposto a <strong>spendere dal 5 al 20% in più</strong> per capi di abbigliamento con un impatto ambientale ridotto. Per le nuove generazioni il <strong>value for money</strong> è una priorità nelle scelte di acquisto (73%). Inoltre, il 35% pretende la trasparenza di filiera e il 33% i consumi ridotti di acqua ed energia nella produzione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Filiera trasparente elemento di distintività</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Sta cambiando anche l’orientamento verso l’origine del prodotto: resta un fattore di scelta importante per chi ha più di 55 anni (53%). Il cliente al di sotto dei quarant’anni non cerca il “made in” fine a se stesso, scelta condivisa soltanto dal <strong>30% d</strong>ei <strong>Millennial</strong>. Al contrario, ritiene significativa la trasparenza e la tracciabilità della filiera. Per cui un prodotto “made in Italy” di cui non si conoscono tutte le informazioni sulla filiera perde il suo valore nell’opinione dei giovani.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Moda sostenibile è anche scegliere &#8220;second hand&#8221;</h2>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1000" height="667" src="https://www.freelancenetwork.it/wp-content/uploads/2021/06/jeans.jpg" alt="con moda sostenibile nuova vita ai capi di abbigliamento " class="wp-image-3778" srcset="https://www.freelancenetwork.it/wp-content/uploads/2021/06/jeans.jpg 1000w, https://www.freelancenetwork.it/wp-content/uploads/2021/06/jeans-300x200.jpg 300w, https://www.freelancenetwork.it/wp-content/uploads/2021/06/jeans-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></figure>



<h3 class="wp-block-heading">C<strong>omunicazione</strong> sostenibile? I freelance sono pronti</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Resta da aggiungere solo un invito ai colleghi giornalisti ed esperti di comunicazione aziendale.  Esiste l’opportunità di cogliere e lavorare sul tema della sempre crescente importanza del tema “sostenibilità” sia per l’industria sia per i consumatori. Il nostro compito è sensibilizzare le aziende, soprattutto piccole e medie, che costituiscono la stragrande maggioranza della filiera moda in Italia. Con un lavoro di informazione corretta e verificata possiamo cambiare le preferenze dei consumatori, a tutto vantaggio della sostenibilità. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche con i nostri comportamenti, modificando le abitudini di utilizzo di strumenti di lavoro come le stampanti, compiendo scelte responsabili anche a casa con la raccolta differenziata dei rifiuti, possiamo dare un decisivo contributo.   </p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa sarà sempre di più la sfida principale dei prossimi anni.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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